«Acciaio strategico». Il grido della Fiom, che compie 125 anni
Dare un futuro all’acciaio in Italia, come architrave fondamentale del tessuto industriale del Paese e della sua vocazione manifatturiera. è l’appello che rilancia da Udine la Fiom con Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia del sindacato metalmeccanici Cgil, che quest’anno festeggia i suoi 125 anni. E proprio a questo anniversario è legata la presenza di Scarpa in Friuli, dove il coordinatore ha partecipato a un’iniziativa della Fiom Udine, tenutasi in mattinata nell’area delle ex Acciaierie Bertoli, cuore storico di un’industria siderurgica che oggi vede Udine – a ricordarlo con Scarpa, anche il segretario generale della Fiom Udine David Bassi – come seconda provincia dell’acciaio in Italia per produzione, seconda solo a Brescia. Un’occasione per parlare delle lotte del passato, grazie anche alla figura di prestigiosi ex dirigenti della Fiom e della Cgil friulana, come Gino Dorigo ed Enrico Stagni, ma anche per parlare del difficile presente e delle incognite che gravano sul futuro della siderurgia e del manifatturiero. A discuterne con Scarpa e Bassi, davanti a una folta platea di sindacalisti e lavoratori di oggi e di ieri, anche il segretario generale della Cgil di Udine, David Bassi ed Emiliano Giareghi.
Un evento con dedica, quello organizzato dalla Fiom Udine, che questa mattina ha voluto ricordare la figura di Marco Drigani, un delegato della Ofar di Cividale, morto lo scorso anno. In sua memoria è stata organizzata anche una raccolta fondi, i cui proventi sono stati consegnati a Emergency.

Loris Scarpa, David Bassi, Emiliano Giareghi
Di seguito l’intervista a Loris Scarpa, a cura dell’ufficio stampa Cgil Fvg (liberamente utilizzabile)
Scarpa, da Ilva a Electrolux fino all’automotive, il settore metalmeccanico è oggi quello che paga il dazio più pesante alla crisi. Quali sono i rischi, per una regione manifatturiera come il Friuli Venezia Giulia?
Il settore metalmeccanico in Friuli Venezia Giulia segue purtroppo le condizioni di crisi più generali che ci sono in nostro paese dall’elettrodomestico alla siderurgia. In particolar modo a Udine, che dopo Brescia è la provincia siderurgica più importante di Italia. Qui abbiamo le più grandi aziende di tecnologia siderurgica italiane e europea e soprattutto dei campioni a livello mondiale. La domanda sorge spontanea. Se abbiamo questi campioni in Italia, perché in Italia non riusciamo a dare la svolta alla siderurgia che merita.
Ecco, a proposito: Trieste, Piombino, adesso Taranto: il futuro dell’acciaio in Italia è solo nella produzione a freddo?
Per noi, per il sindacato, non ci può non essere una produzione d’acciaio di ciclo integrale. La Fiom sta lottando perché l’Italia rimanga un paese produttore di ciclo integrale, assolutamente con le nuove tecnologie decarbonizzate, certo, ma a ciclo integrale, perché un paese industriale come l’Italia non può non avere nel proprio futuro questo tipo di acciaio, tanto più che la produzione da rottame viene in gran parte esportata e non è sufficiente a garantire il fabbisogno della produzione industriale italiana.
Acciaio strategico per il Friuli, ma lo è, più a valle, anche l’elettrodomestico. Per Electrolux si avvicinano due tavoli, il 28 ottobre e 2 novembre. Cosa chiederà la Fiom?
Nessuna chiusura e nessun licenziamento. Va trovata una soluzione, una svolta, con l’obiettivo di garantire a questo Paese, per l’elettrodomestico come per l’automotive, una capacità produttiva nei settori strategici, caratterizzata da un alto divello di capacità innovativa.
Parliamo di Ilva: la Fiom ha definito una provocazione i numeri sulla casa integrazione che sono stati presentati la scorsa settimana. È un giudizio che confermate dopo l’incontro del 20 ottobre. avevate definito una provocazione con i numeri, è una valutazione che resta dopo il tavolo del 20 ottobre al ministero del Lavoro?
Assolutamente sì, tanto più che il confronto sulla casa integrazione non è iniziato e non inizierà prima del 27. Una data, questa, che per noi è importante, perché deve segnare il momento in cui tornare a parlare di come si produce e come si dovrà produrre l’acciaio a Taranto, alimentando di conseguenza tutti gli altri stabilimenti. Le nostre richieste del sindacato sono unitarie e sono chiare: iniziamo a essere stufi di chiedere, è il Governo che deve rispondere.
Esiste il rischio, in questa fase, che si crei una competizione tra gli stabilimenti?
L’Ilva è un’azienda unica e quella di oggi è il risultato delle scelte del passato. Il punto non è se c’è una competizione tra stabilimenti, quali prospettive diamo a tutti i lavoratori e a questa domanda noi non abbiamo ancora trovato risposte dal Governo. All’unica che ci è stata data, quella della cassa integrazione, abbiamo risposto a nostra volta con una settimana di mobilitazione nei giorni scorsi, dopo tanti mesi di lotte.
Nella cordata italiana in campo per Ilva c’è tanto Nordest, con due gruppi friulani, Danieli e Pittini, e due veneti, Beltrame e Acciaierie Venete. Come giudicate le offerte in campo?
«Il termine per la presentazione delle proposte vincolanti scade l’8 novembre e nessuno si è fatto avanti con i sindacati per presentarci le sue proposte. Di quelle in campo, dall’Italia e dal resto del mondo, abbiamo appreso soltanto dai giornali. L’8 capiremo se c’è davvero qualcuno. Se non ci sarà, la Fiom non può che ribadire quello che sostiene dal 2012: che l’Ilva deve tornare a diventare un’azienda capitale pubblico, con una gestione utile al Paese e all’Europa».
